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Il Piave mormorava…

Il 24 maggio è una data che i più hanno dimenticato, ma che in realtà ha dentro di sè un profondo significato storico per la storia d’Italia.

Il 24 maggio è una data che i più hanno dimenticato, ma che in realtà ha dentro di sé un profondo significato per la storia d’Italia: infatti, in quel giorno del lontano 1915, il nostro Paese, allora monarchico, entrava in guerra a fianco di Francia e Gran Bretagna, nella coalizione della Triplice Intesa che si contrapponeva alla Triplice Alleanza austro-tedesca. Dopo mesi di contrapposizione tra neutralisti ed interventisti, e di intense trattative governative, la firma del cosiddetto Patto di Londra generava le condizioni necessarie all’ingresso italiano nel conflitto, che si concluderà dopo oltre tre anni di incredibili sofferenze: infatti, la Prima Guerra Mondiale presentava enormi innovazioni tecnologiche (mitragliatrici, gas letali, aerei da bombardamento), ma spesso i capi di Stato Maggiore la combattevano con tattiche ancora ancorate all’esperienza napoleonica, drammaticamente inadeguate alle nuove tecnologie. Riviviamo quel conflitto, perlomeno dal lato italiano, con i versi de “La Leggenda del Piave”, la storica canzone che è stata anche Inno Nazionale del nostro Paese tra il 1943 e il 1945 e che, al fronte, “faceva più di un ordine di un generale”.

Il Piave mormorava calmo e placido al passaggio
dei primi fanti il ventiquattro maggio;
l’esercito marciava per raggiunger la frontiera
per far contro il nemico una barriera! Muti passaron quella notte i fanti,
tacere bisognava andare avanti.
S’udiva intanto dalle amate sponde
sommesso e lieve il tripudiar de l’onde.
Era un presagio dolce e lusinghiero.
il Piave mormorò: “Non passa lo straniero!”

Ma in una notte triste si parlò di un fosco evento e il Piave udiva l’ira e lo sgomento.
Ahi, quanta gente ha visto venir giù, lasciare il tetto,
poiché il nemico irruppe a Caporetto.
Profughi ovunque dai lontani monti,
venivano a gremir tutti i tuoi ponti.
S’udiva allor dalle violate sponde
sommesso e triste il mormorio de l’onde.
Come un singhiozzo in quell’autunno nero
il Piave mormorò: “Ritorna lo straniero!”

E ritornò il nemico per l’orgoglio e per la fame
voleva sfogar tutte le sue brame,
vedeva il piano aprico di lassù: voleva ancora
sfamarsi e tripudiare come allora!
No, disse il Piave, no, dissero i fanti,
mai più il nemico faccia un passo avanti!
Si vide il Piave rigonfiar le sponde
e come i fanti combattevan l’onde.
Rosso del sangue del nemico altero,
il Piave comandò: “Indietro vastraniero!”

Indietreggiò il nemico fino a Trieste fino a Trento
e la Vittoria sciolse l’ali al vento!
Fu sacro il patto antico, tra le schiere furon visti
risorgere Oberdan, Sauro e Battisti!
Infranse alfin l’italico valore
le forze e l’armi dell’impiccatore!
Sicure l’Alpi, libere le sponde,
e tacque il Piave, si placaron l’onde.
Sul patrio suol vinti i torvi Imperi,
la Pace non trovò né oppressi, né stranieri!

Nella prima strofa si ripercorrono gli attimi dell’entrata in guerra, in quel 24 maggio del 1915 già citato sopra: i nostri fanti attraversarono il fiume Piave e si diressero verso il confine orientale, anche se, dal passaggio “Per far contro il nemico una barriera” si intuirebbe che quella italiana fu un’azione difensiva contro l’invasione nemica, quando invece fu la nostra nazione a dichiarare guerra ad Austria e Germania.

Nella seconda strofa si cita la drammatica sconfitta nella battaglia di Caporetto, avvenuta nell’ottobre 1917 e culminata con un sanguinoso ritiro che generò la sostituzione del generale Cadorna con Armando Diaz: i profughi delle valli e delle montagne, dall’Altopiano di Asiago al Carso, fuggirono verso l’interno, trovando rifugio anche, letteralmente, sotto i ponti del Piave, ultima frontiera italiana.

Nella terza strofa si ripercorrono i mesi di sofferenza seguiti alla ritirata di Caporetto: gli austriaci dominavano su quasi tutto il NordEst italiano, mentre il Governo e il Regio Esercito cercavano faticosamente di rialzarsi, riorganizzando i propri vertici. Fino a che, assorbito lo shock, i fanti italiani ripartirono all’attacco, “spinti” dall’orgoglio del Piave che aveva fermato l’avanzata nemica.

Infine, nella quarta strofa si descrivono gli attimi decisivi della guerra, con le nostre divisioni che ritornarono sui territori persi a Caporetto, riconquistando il Veneto e il Trentino, nel segno dei grandi patrioti Guglielmo Oberdan, Nazario Sauro e Cesare Battisti: il 4 novembre 1918, nella Villa Giusti di Vittorio Veneto, venne firmato l’armistizio che sancì la sconfitta della Germania e dell’Austria, governata fino al 1916 dall’imperatore Francesco Giuseppe che condannò a morte molti patrioti italiani, da cui il soprannome di “impiccatore”.

Category: Cultura
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